Vertigini e disturbi
dell'equilibrio
Le vertigini sono uno dei sintomi che spaventano di più e che vengono gestiti peggio. Molte forme rispondono in modo rapido a manovre e a un programma di riabilitazione vestibolare — ma il presupposto è aver capito di quale tipo di vertigine si tratta.
Prima di tutto: non tutte le vertigini sono uguali
La parola "vertigine" viene usata per esperienze molto diverse tra loro, e la distinzione non è accademica: cambia completamente cosa si deve fare.
- Vertigine posizionale — episodi brevi e intensi, di rotazione, scatenati da un cambio di posizione della testa: girarsi nel letto, alzarsi, guardare in alto. È il quadro tipico della VPPB, e spesso risponde a manovre specifiche in poche sedute.
- Instabilità e sbandamento continui — non una rotazione, ma la sensazione persistente di non essere stabili, che peggiora in ambienti affollati o con molti stimoli visivi.
- Vertigine acuta prolungata — un episodio intenso che dura ore o giorni, spesso con nausea e vomito. Richiede valutazione medica.
- Vertigine associata a sintomi uditivi — ipoacusia, acufeni, sensazione di orecchio pieno. È territorio dell'otorinolaringoiatra.
Cosa faccio in valutazione
- Anamnesi accurata del sintomo: durata dei singoli episodi, cosa li scatena, cosa li accompagna. Da sola orienta gran parte dell'inquadramento.
- Test posizionali specifici per identificare il canale semicircolare coinvolto nei quadri posizionali, con osservazione del nistagmo.
- Valutazione oculomotoria e dei riflessi vestibolo-oculari.
- Test di equilibrio statico e dinamico, in condizioni visive e di superficie diverse, per capire quale sistema — visivo, vestibolare, propriocettivo — sta compensando e quale è carente.
- Valutazione cervicale, perché il collo contribuisce alle informazioni posturali e a volte al quadro, ma non è mai la spiegazione di default.
Come tratto
- Manovre di riposizionamento nei quadri posizionali identificati, seguite dalle indicazioni per le ore successive e da un ricontrollo per verificare la risoluzione.
- Esercizi di adattamento vestibolare — stabilizzazione dello sguardo, progressioni di movimento del capo — nelle forme da deficit periferico, per accelerare il compenso centrale.
- Riabilitazione dell'equilibrio con progressioni su basi di appoggio, superfici e condizioni visive diverse, e rinforzo degli arti inferiori dove serve.
- Desensibilizzazione graduale nelle forme in cui il sintomo si è cronicizzato e l'evitamento del movimento è diventato parte del problema.
- Invio allo specialista quando il quadro non è di mia competenza. Su questo tema è la decisione clinicamente più importante.
Perché ne parlo in una pagina dedicata
Perché è l'area in cui vedo più persone arrivare dopo mesi di percorsi sbagliati: cicli di terapia fisica sul collo per una vertigine posizionale che si sarebbe risolta con una manovra, oppure manovre ripetute su un quadro che non era posizionale. La differenza la fa la valutazione iniziale, non la tecnica.
Domande frequenti
La VPPB si risolve davvero con una manovra?
Nei quadri correttamente identificati le manovre di riposizionamento hanno un'efficacia elevata e riconosciuta dalle linee guida, spesso in una o poche sedute. La condizione è che la vertigine sia effettivamente posizionale e che sia stato individuato il canale giusto: è per questo che la valutazione conta più della manovra.
Le vertigini possono dipendere dalla cervicale?
Esiste un contributo cervicale alla stabilità posturale, ma "cervicale" è diventata una spiegazione usata troppo spesso e senza verifica. È una diagnosi di esclusione: si arriva a considerarla dopo aver escluso le cause vestibolari e quelle di competenza medica, non prima.
Devo aver già visto un otorino prima di venire?
Non è obbligatorio, ma se hai sintomi uditivi associati, se l'episodio è stato prolungato e intenso, o se è la prima volta che ti succede, la valutazione specialistica è la strada corretta. Se vieni prima da me e il quadro lo richiede, ti indirizzo io.
Posso guidare?
Durante le fasi sintomatiche acute, no. È una valutazione da fare caso per caso e va condivisa con il medico. Non è una domanda a cui rispondere con leggerezza.
Prenota una visita
Il primo passo è capire da dove nasce davvero il disturbo. Se non è di mia competenza, te lo dico e ti indirizzo.